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Sua maestà Dynakit MARK III

Quanto esporremo di seguito mostrerà il percorso che abbiamo seguito per il restauro di due amplificatori di potenza monofonici Dynakit MK-III (Mark 3), completi di cover di protezione. Abbiamo cercato di seguire una filosofia conservativa, cercando di riportare il prodotto, per quanto possibile, al suo stato originale.

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Questo apparecchio venduto in kit fu uno dei prodotti di punta della Dynaco e rimase un cavallo di battaglia dall’inizio degli anni sessanta fino alla metà dei settanta, un periodo lunghissimo per un amplificatore. Questi cubetti offrivano prestazioni piuttosto vicine a quelle dei massimi riferimenti dell’epoca, McIntosh MC75 e Marantz Model 9, ad un prezzo che era poco più di un terzo dei riferimenti. Certo la costruzione non era esattamente la stessa ed in termini di risultato sonoro c’era un po’ di raffinatezza in meno, ma le distanze erano tutto sommato modeste: queste furono le ragioni di un successo eccezionale.
Il Mark III usa un circuito molto semplice, impiega solo tre valvole negli stadi attivi più una nell'alimentazione. In ingresso troviamo una valvola doppia la 6AN8, un triodo-pentodo nel quale la sezione pentodo è impiegata in ingresso e fornisce praticamente tutto il guadagno in tensione dell'amplificatore mentre la sezione triodo accoppiata direttamente alla precedente è un'invertitore di fase a carico ripartito e va a pilotare direttamente le finali.
La compensazione in alta frequenza è gestita da un “feedback” capacitivo che corregge lo squilibrio inerente a questo tipo di invertitore di fase. L’invertitore pilota i tubi d’uscita che operano con bias fisso. Il collegamento dei tubi d’uscita include una piccola percentuale di carico sullo schermo che migliora la regolazione dello stadio e lo rende comparativamente acritico all’impedenza di carico.
Nelle foto in basso ci sono due tipici esempi dei circuiti di pilotaggio originali del Dynakit Mark III. Nella foto di sinistra i due grandi condensatori di accoppiamento sono di fabbricazione Cornell Dubilier ed usano un dielettrico doppio composto da film (Mylar) e carta (Kraft). Questo genere di condensatori vennero adottati successivamente nei Dynakits, nelle prime versioni prodotte, venivano impiegati condensatori della Pyramid Imp in Carta e Olio (impregnata e metallizzata) molto simili a quelli oggi tanto ricercata dagli audiofili, potete osservarli nella foto di destra. Tutte e due le tipologie “hanno un suono” che li caratterizza. Se volete approfondire l’argomento sul suono dei condensatori potete trovare qualcosa sull’argomento qui. E’ molto importante che, qualunque sia la tipologia di condensatore implementata, i condensatori di accoppiamento siano una coppia selezionata dello stesso valore e che non vadano in perdita quando inseriti nel circuito di alta tensione. Anche una piccola perdita nei condensatori di accoppiamento potrebbe spostare la polarizzazione di griglia delle finali verso valori di tensione positivi (distruttivi per le valvole finali). I condensatori rettangolari che vedete in entrambe le fotografie (uno a pallini ed uno no) anche se apparentemente differenti hanno lo stesso dielettrico in mica argentata e sono generalmente molto affidabili.

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Le resistenze sono quelle tipiche usate all'epoca ad impasto di carbone che limitano molto le asprezze in gamma alta e addolciscono il suono, sono generalmente sempre fuori tolleranza e ne va valuta la sostituzione caso per caso. Resta inteso che se cercate di riprodurre il classico dolce, caldo suono valvolare è d'obbligo continuare ad utilizzare questo tipo di resistenze poiché il materiale che costituisce i componenti fa sentire la sua influenza sul suono.
Nel circuito di pilotaggio é possibile implementare indifferentemente le 6AN8 e 6AN8A la cui unica differenza è quella di avere un tempo di accensione dei filamenti controllato (A), stimato in 11 secondi (fonte datasheet Sylvania). La selezione di una coppia matched per il canale destro e sinistro riveste un ruolo determinante per le prestazioni acustiche di questi finali. Le caratteristiche di rumore, guadagno e slew-rate dell’amplificatore dipendono soprattutto dalla qualità di queste valvole. L’unico criterio possibile di scelta purtroppo è quello di selezionarne diverse coppie con lo strumento. Molti in genere trascurano queste valvole non comprendendone il ruolo e concentrano i loro sforzi economici sulle finali e sulla raddrizzatrice ma è d’obbligo per ottenere il massimo utilizzare, in questa delicata parte del circuito, una coppia ben selezionata.
Le finali possono essere sia delle 6550 che delle KT88 ( rigorosamente da usare in coppie matched) impiegate in configurazione ultra lineare e con polarizzazione con negativo di griglia. L’alimentazione impiega una robusta GZ34 ed un filtro a pigreco induttivo per l’anodica delle finali.
Il tipo di valvole d’uscita utilizzate influenza come sempre la bontà del risultato finale. E’ chiaro che ogni impianto fa storia a se e quindi dare indicazioni sulla marca di valvola da utilizzare va al di la dello scopo di questo articolo.
Le caratteristiche tecniche per ciascuna unità ci forniscono un'idea più chiara delle potenzialità di questi prodotti:

• Potenza d’Uscita Continua: 50W su 4, 8, 16 Ohm.
• Risposta in Frequenza: da 6 Hz a 60 KHz su 8 Ohm.
• Impedenza d’Ingresso: 500K Ohm
• Sensibilità: 1,6V in ingresso, 60W in uscita
• Hum e Noise: >90 dB
• Impedenza dUscita: 4, 8, 16 Ohm.
• Valvole: 6550 o KT88 (2), 6AN8 (1), GZ-34 (1)
• Dimensioni: 23 x 23 x 17,2 cm
• Peso: 13 Kg
• Consumo: 140W ( Max )

Dove reperirli: non è difficile imbattersi in qualcuno di questi amplificatori, eBay e i vari mercatini dell'usato in rete ne contano diversi esemplari negli stati più svariati. Il prezzo generalmente è legato alle condizioni elettriche ed estetiche in cui versano ma diciamo che generalmente una coppia in buone condizioni estetiche e funzionali non la si porta via per meno di 800 - 900 Euro.
La nostra coppia reperita sulla baia per circa 700 euro si presentava in condizioni non proprio ottimali, ma iniziamo il lavoro di restauro. Ad un primo controllo l'attrezzatura risulta in buone condizioni previo un intenso lavoro di pulizia. Il telaio mostra un discreto stato di conservazione ma potremo valutare meglio dopo aver smontato tutto ed aver eliminato lo strato di polvere che si è sedimentata superficialmente nel corso degli anni. I trasformatori sono in buone condizioni estetiche, verranno testati, puliti e lucidati mantenendo la tinta del colore originale.
Diamo ora un'occhiata “sotto al cofano” e volgiamo lo sguardo all'interno. Occorre controllare i cavi dei trasformatori e il loro rivestimento in tessuto facendo attenzione che non ci siano danni all’isolamento, all’occorrenza possiamo usare delle “toppe” di guaina termoretraibile per sanare le condizioni a rischio. Sono presenti l'induttanza di filtro originale e i due elettrolitici Dynaco Long Life del circuito di regolazione del bias.

…. iniziamo con lo smontaggio di tutte le parti dell'apparecchiatura, ossia:

  • Zoccoli delle valvole
  • Zoccolo di regolazione del Bias
  • Connettori di ingresso e di uscita
  • Slitta di accensione / spegnimento
  • Circuito di pilotaggio
  • Trasformatori
  • Potenziometro di regolazione del Bias
  • Raddrizzatore al selenio
  • Induttanza di filtro
  • Condensatore di filtro dell'alta tensione
  • Condensatori del circuito di regolazione del Bias

ottenuto il nudo telaio, abbiamo provveduto alla lucidatura di tutte le viti di fissaggio, ben 26! , che mostravano un antiestetica patina di ruggine superficiale. Una volta riportate a nuovo mediante olio di gomito e una spazzola d’acciaio, siamo passati alla pulizia degli zoccoli delle valvole che vanno trattati foro per foro con uno scovolino a setole dure ed un buon disossidante secco. Un bel colpo di aria compressa e poi via con il Lubricant per ripristinare un buon contatto elettrico ed evitare una possibile riossidazione nel corso del tempo.
Il passo seguente è stato quello del controllo del potenziometro di regolazione del Bias che è stato necessario sostituire per sopraggiunti limiti di utilizzo con un equivalente.
Terminata questa fase siamo passati alla pulizia del circuito di pilotaggio e quindi alla rimozione di quel mix di grassi e polveri depositati superficialmente sullo stampato in bachelite e sui componenti. A questo scopo è risultato utile un “lavaggio” con pennello, molta pazienza e ammoniaca (per i casi più ostinati meglio la Trielina) che non penetra nella bachelite evitando così che si generino poi all’atto dell’utilizzo ronzii indesiderati. Tester alla mano, dopo la pulizia, ho controllato uno alla volta tutti i componenti del circuito accertandomi della correttezza del loro valore. Il test della resistenza d’isolamento dei condensatori di accoppiamento su uno dei due finali purtroppo non è stato positivo, anche se il loro valore era ancora nella norma, risultavano in forte perdita quando sottoposti all’alta tensione così si è reso necessario sostituirli. Sono riuscito a reperire una buona quantità NOS di PIRAMID IMP, i carta e olio usati da Dynaco nelle sue prime versioni, li ho selezionati in coppie matched, testati per l'isolamento e implementati nel circuito pilota.
Eccoci arrivati allo chassis del nostro esemplare, andiamo a ripulirlo. Alcuni appassionati scelgono di ripitturare questi telai per coprire le macchie di ruggine che compaiono qua e la, ma personalmente credo sia un vero e proprio scempio. Noi seguiremo un approccio diverso (stiamo parlando di un amplificatore del 1957) dopo aver ben sgrassato la superficie andremo a rimuovere le macchie di ossido sulla cromatura con un chimico apposito (io ho trovato molto utile allo scopo usare quello che usano le nostre mogli per togliere le macchie di ruggine dai tessuti, senza lasciarlo agire troppo altrimenti si formerà una macchia) e a lucidare il tutto con un utensile adeguato. Il risultato considerata l'età del soggetto è più che soddisfacente e lo potete verificare di persona dalle fotografie.
Un discorso a parte va dedicato ai condensatori di filtro. I due elettrolitici Dynaco Long Life vanno sostituiti con una coppia di RIFA o anche ROE che siano stabili alle alte temperature presenti all’interno del telai, mentre il condensatore multiplo sul lato esterno è stato sostituito con un componente di speciale qualità acquistato presso Dynakitparts.
Una volta terminata questa fase sono passato ad assemblare di nuovo tutte le parti e a testare l’apparecchiatura con gli strumenti.
Inserite le valvole che uso esclusivamente per i test, mi sono apprestato ad inviare una serie di segnali all’ingresso dell’apparecchio per valutarne il comportamento.
Terminata la fase ti test si passa in sala d’ascolto e si valutano i risultati.

Per visionare alcune fasi di lavorazione seguite pure le
foto allegate, mentre qui trovate il risultato definitivo.