DynaKit Friends Dynakit - Dynaco - Dynakit Parts Support






E' possibile migliorare i nostri finali Dynakit?

Considerazioni generali ed esempio applicativo sul DYNACO ST-70

Esattamente nel luglio 1982 il famoso progettista americano Frank Van Alstine, noto per i suoi interventi di upgrading delle elettroniche Dynaco, pubblicava sul suo periodico 'Audio Basics' (un notiziario dattiloscritto inviato in abbonamento ad un abbastanza esiguo numero di sottoscrittori) alcuni suoi commenti circa le intrinseche limitazioni dei finali di potenza a tubi elettronici. Il medesimo proponeva altresì delle modifiche che, se pur destinate specificamente ai finali Dynaco ‘Stereo 70' ed ‘MK III’, potevano venire comunque applicate a qualsiasi finale a valvole.

Quanto in seguito verrà descritto è tratto da un articolo che comparve sul primo numero dell’autorevole rivista CHF ( all’epoca in cui era editore Paolo Vippiani ). Tali modifiche, esaminando lo schema elettrico, comparivano già nell’ultimo valvolare nato in casa Dynaco (l’ST-35) ma non vennero mai rese note ne venne mai distribuito alcun aggiornamento o modifica per i finali prodotti fino a quel momento.

Poiché l'argomento è piuttosto interessante, credo valga la pena di rendere edotti gli appassionati che ci seguono circa le opinioni di Frank Van Alstine e le sue proposte.


I PROBLEMI:

Ogni amplificatore audio - sostiene Van Alstine - può essere riguardato come un dispositivo a due stadi: un amplificatore di tensione (che aumenta l'ampiezza del segnale) ed un amplificatore di corrente (che fornisce la necessaria corrente di pilotaggio ad un carico a bassa impedenza quale il sistema di altoparlanti). Il guadagno "ad anello chiuso” del dispositivo è determinato da un partitore di tensione che invia una parte del segnale in uscita, opportunamente invertita di fase, nuovamente all'ingresso dell'amplificatore in tensione (segnale di controreazione).
In tal modo il dispositivo si trova ad amplificare non già il segnale d’ingresso, bensì la differenza tra questo ed il segnale di controreazione.
Se tanto l'amplificatore di tensione quanto quello di corrente fossero dispositivi perfettamente lineari, la differenza in questione risulterebbe soltanto una piccolissima parte del segnale d’ingresso, ed i risultati sarebbero davvero perfetti.
Il fatto è che, purtroppo, le cose non stanno affatto così, e da qui nascono i guai; tra l'altro, è noto che non è possibile fare del tutto a meno della controreazione, per numerosi motivi (tra i quali le inevitabili instabilità di funzionamento e l'insorgenza di oscillazioni parassite).
E altresì noto che tutti i dispositivi attivi (tubi, transistor, FET e MOS-FET) non sono affatto lineari: le loro caratteristiche di trasferimento sono infatti in genere esponenziali. Con riferimento alla Fig. 1. se il dispositivo fosse perfetto, la funzione di trasferimento sarebbe una linea retta, la cui pendenza dovrebbe rimanere costante ad ogni frequenza ( caso “A” ).
La realtà è invece esemplificata nei casi “B” e “C”, rispettivamente per ciò che avviene alle frequenze intermedie ed a quelle più elevate.
Il dispositivo risulta assolutamente lineare soltanto nella zona centrale della sua funzione di trasferimento, e tra l'altro la pendenza della linea che rappresenta la medesima diminuisce alle alte frequenze, ove si ha di conseguenza una riduzione del guadagno.
Lo stesso fenomeno avviene anche alle frequenze più basse, ove il dispositivo diviene nuovamente non lineare ed il suo guadagno subisce un altro calo.
Tra l'altro, poiché il guadagno del dispositivo varia con la frequenza, il medesimo introduce una sorta di "distorsione di fase” non misurabile attraverso i test di distorsione effettuati con singole frequenze. È pertanto ovvio che, al fine di minimizzare gli effetti delle non-linearità menzionate, ciascun dispositivo dovrebbe essere fatto funzionare entro una banda passante la più stretta possibile ed entro un range di ampiezze di segnale il più limitato possibile, pur nel rispetto dei requisiti di risposta e di gamma dinamica che interessano.
In un amplificatore finale a valvole, un'altra fonte di non linearità è il trasformatore d’uscita, il cui avvolgimento primario è riguardabile come una sorta di grossa induttanza posta in serie con i tubi finali.
Naturalmente, in un amplificatore audio gli effetti di tale induttanza si fanno maggiormente sentire quanto più la frequenza sale, cosicché avviene un naturale calo di risposta alle frequenze più elevate. Per contro, alle frequenze più basse il nucleo del trasformatore di uscita tende a saturarsi, causando in quella zona notevoli distorsioni e non linearità.
Così, per ottenere buone prestazioni alle frequenze più elevate occorrerebbe adottare trasformatori d’uscita piccoli, dalla bassa induttanza dell'avvolgimento primario, mentre per ottenere buone prestazioni alle frequenze più basse risulterebbero necessari trasformatori d'uscito grandi, il cui nucleo fosse capace di non saturare.
E chiaro che i due requisiti esposti sono tra loro contrastanti; tra l'altro, entrambi i problemi sono destinati a crescere via via che sale la potenza in gioco. Non è nemmeno conveniente aggirare l’ostacolo adottando circuitazioni prive di trasformatori d'uscita: in quel caso, l'impedenza d’uscita dei tubi è talmente elevata da non poter pilotare i normali carichi a bassa impedenza senza notevoli fenomeni di non linearità.
Ora, dal momento che il trasformatore d'uscita è di per sé un dispositivo non lineare ed a banda-passante limitata, è evidente che conviene non inviargli un segnale che lui non posso trattare adeguatamente: ecco l'opportunità di contenere la banda-passante dell'amplificatore entro quella del trasformatore stesso.
Fig 1
La sezione di alimentazione di un finale di potenza è un’altra fonte di distorsione: l'alimentatore, infatti, può essere considerato come posto “in serie” al circuito di uscita e parte integrante di esso. Tutta la corrente che scorre attraverso il circuito di uscita ed attraverso il “carico” (altoparlanti) deve prima scorrere attraverso l'alimentatore. I limiti di frequenza di un alimentatore sono reali e definiti: il circuito, infatti, può essere riguardato come un'induttanza in serie ad una capacità, il che costituisce un filtro passa-banda del primo ordine.
Ovviamente l’impedenza della capacità risulterà infinita alla corrente continua e via via decrescente con l'aumentare della frequenza, mentre l'impedenza dell’induttanza risulterà elevatissima alle più alte frequenze e trascurabile alle frequenze più basse. Così, alle frequenze bassissime ed a quelle più elevate, il circuito di alimentazione risulta comunque inadeguato. Tra l’altro, a meno che non si adottino particolari accorgimenti di progetto e di costruzione, nel circuito in questione potranno insorgere risonanze multiple, ed il medesimo risulterà ad alta impedenza per molte frequenze comprese nello gamma audio.
Allo luce di quanto esposto, inoltre, appare un palese controsenso il dotare un finale a tubi di un'alimentazione “a stato solido” in quel caso, si viene o disporre di un vero e proprio amplificatore “ibrido”, non di un amplificatore a valvole.
Ancora, l'alimentatore risulta giocoforza collegato anche alla sezione amplificatrice di tensione, ed a tal proposito dobbiamo considerare che ogni richiesta di corrente dai dispositivi di uscita del finale causa in certo qual modo la “modulazione” della tensione fornita dall'amplificatore. Ora è noto che ogni dispositivo ed ogni circuito funzionano tanto meglio quanto più la loro tensione di alimentazione risulta stabile e, se è vero che esistono appositi circuiti atti a minimizzare le variazioni di tensione di un alimentatore, è altrettanto vero che la loro efficacia non è mai assoluta.

Incorniciato 1
Così tanto maggiori sono le fluttuazioni della tensione di alimentazione causate dalla corrente di uscita dell'amplificatore, tanto più avranno luogo nei circuiti interessati distorsioni ed instabilità. Tra l'altro, già sappiamo che alle frequenze più basse ed a quelle più elevate i circuiti di alimentazione sono di per sé inadeguati, cosicché i problemi di distorsione accennati risultano maggiori a tali frequenze.
In definitiva ecco un'altra buona ragione per limitare la banda-passante di un amplificatore finale, altrimenti è inutile adottare ottime circuitazioni o impiegare nella costruzione componenti di elevata qualità.
Un altro problema che si ha frequentemente nei finali a valvole è legato al valore prescelto per i condensatori di accoppiamento tra i vari stadi. Nel caso del finale Dynaco ST-70, ad esempio (si veda lo schema elettrico riportato più oltre), i componenti in questione (C10 e C11) hanno valore 0.1 microF, il che introduce un eccessivo roll-off alle basse frequenze all'interno dell'anello di controreazione. Dal momento che l'amplificatore, in realtà, amplifica (lo abbiamo già veduto) la differenza tra il segnale di ingresso e quello di controreazione (quest'ultimo preso all'uscito del dispositivo), occorre considerare il fatto che alle frequenze basse tale differenza risulta assai elevata anche a causa del roll-off introdotto dai condensatori. In definitiva il roll-off in questione fa sì che lo stadio d’ingresso dell'amplificatore non riesca a generare, alle frequenze più basse, segnali "di correzione" (ossia di controreazione) di sufficiente ampiezza, il che porta l'amplificatore a lavorare in condizioni di estrema non-linearità, con conseguenti bassi confusi e "torbidi".

LE MODIFICHE PROPOSTE DA VAN ALSTINE:

La prima "cura” è piuttosto semplice: si tratta di aumentare il valore dei condensatori di accoppiamento in modo tale da minimizzare il fenomeno del roll-off e da far lavorare il front end in modo più lineare. Il segnale di controreazione alle frequenze più basse, infatti, è facilmente osservabile all'oscilloscopio, facendo uso ad esempio di un generatore d'onda quadra a 20 Hz connesso all'ingresso. Così, ad esempio, osservando il segnale in uscita a valle del condensatore di accoppiamento (prima della modifica) si noterà che il medesimo è molto simile a quello di ingresso, mentre prelevando il segnale a monte della capacità si potrà notare come l'amplificatore vada producendo un segnale notevolmente esaltato.
Tutto ciò avviene (per la verità anche in molti preamplificatori a valvole) a causa dell'attenuazione provocata dal valore della capacità in oggetto: il segnale di frequenza bassa, attenuato a causa del condensatore, è inviato nuovamente in ingresso, e viene a generarsi in tal modo un segnale notevolmente esaltato per compensare il naturale decadimento (roll-off) causato dalla capacità di accoppiamento, cosicché in uscita dalla medesima parrebbe trovarsi un segnale perfettamente corrispondente a quello di partenza. In realtà, però, le cose stanno ben diversamente, il fenomeno descritto infatti, inficia pesantemente la linearità dell'amplificatore in tensione alle frequenze più basse.
Diamo ora un'occhiata in dettaglio a ciò che (secondo Frank Van Alstine) c'è di sbagliato nello schema originale del finale Dynaco ST-70 (Fig 2/A), tenendo presente che i componenti inclusi nel rettangolo tratteggiato sono relativi ad una delle modifiche proposte, in origine infatti, la griglia controllo della sezione pentodo di V2 era
connessa direttamente all'ingresso tramite una spezzone di filo. In sostanza, senza la rete composta da C6, C7 ed R5, siamo in presenza di un finale a valvole con ingresso "accoppiato in continua”, ovvero senza alcuna limitazione della banda-passante in ingresso, ma con trasformatori di uscita provvisti di una banda-passante necessariamente limitata, condensatori di accoppiamento di capacità piuttosto scarsa e stadio alimentatore dotato anch'esso di banda-passante limitata, del tutto inefficace sia alle frequenze più basse sia a quelle più elevate.
In tal modo, un segnale a bassissima frequenza viene attenuato dal condensatore di accoppiamento, distorto pesantemente dalla saturazione del nucleo del trasformatore di uscita ed ulteriormente distorto dall'inadeguatezza del circuito di alimentazione. A tal punto che il segnale “di controreazione”, che viene preso dopo tutte queste vicissitudini, è ben diverso dal segnale presente in ingresso.
Di conseguenza il segnale "differenza” che viene a formarsi ha ampiezza notevole e conduce facilmente lo stadio d’ingresso a dei valori di distorsione che possono raggiungere il 100% e che rendono impossibile ogni intervento di correzione.
Fig 2
Frank Van Alstine dice testualmente che i conseguenti fenomeni di distorsione e di "ringing" che si estendono in alto sino alla gamma media sono da taluni addirittura apprezzati e definiti “suono di sala da concerto” (concert hall sound), e conclude: “Mi dispiace, non è così; si tratto soltanto di distorsioni: se vi piace un tal suono, avete davvero un pessimo senso musicale”.
Alle frequenze più elevate, la “compensazione” nello stadio amplificatore in tensione attenua il segnale, il dispositivo attivo lo attenua ulteriormente e così pure fa il trasformatore di uscita. Ciò porta ancora una volta ad un segnale di controreazione di elevata ampiezza alle più alte frequenze, cosicché lo stadio d’ingresso deve necessariamente operarne lo "tosatura” dei picchi (clipping); l'elevata impedenza dello stadio alimentatore, poi, complica ulteriormente le cose.
In questa situazione l'amplificatore entra in saturazione, ed è noto che qualunque segnale entrante in un dispositivo in tali condizioni viene giocoforza cancellato; tra l'altro, i residui di distorsione alle alte frequenze fanno sì che parte del segnale musicale vada irrimediabilmente perduto.
(È molto strano - afferma Van Alstine - che alcune persone impieghino finali Dynoco ST-70 per pilotare dei tweeters, dal momento che alle alte frequenze un tale apparecchio sembra più stridere che cinguettare' ( in inglese, tweeter è ‘colui che cinguetta’,n.d.r. ).
Ovviamente si potrebbe pensare che l'intera sezione di alimentazione dell'amplificatore vada pesantemente modificata, ma in realtà non è così.
Pensiamoci un attimo: tenendo presente che è sempre opportuno che la banda-passante dell'alimentatore risulti più estesa di quella dei circuiti di amplificazione, due sono le possibili strade da percorrere. La prima, senz'altro meno conveniente, consiste nel realizzare un alimentatore enorme ( e se l'amplificatore ha ingressi accoppiati in continua i circuiti di alimentazione non saranno mai dimensionati a sufficienza ); la seconda, assai più conveniente, consiste nel limitare la banda passante d’ingresso nell'ambito delle possibilità dei circuiti di alimentazione esistenti.
Incorniciato 2
Tra l'altro la banda passante in questione andrebbe comunque limitata in modo da cadere entro quella propria dei trasformatori di uscita.
Come in precedenza menzionato, i condensatori di accoppiamento interstadio (C10 e C11 ) sono di troppo piccola capacità; si noti però che, sinché l'ingresso dell'amplificatore rimane “accoppiato in continua”, non sarà mai possibile trovare per loro un valore sufficientemente grande (un condensatore, per quanto di grandissima capacitò, avrà sempre un naturale ‘roll-off’ alle bassissime frequenze).
Per limitare la banda-passante d’ingresso del finale risultano necessari soltanto otto componenti: 2 resistenze da 10.000 ohm, 2 resistenze da 470.000 ohm (possibilmente, tutte e quattro con tolleranza dell’1%, a film metallico e da 1/2 W), 2 piccoli condensatori (a mica argentata, in ceramica o in polistirene) da 1.000 pF/100V e 2 condensatori (ceramici o a film plastico) da 0,02 microF/100V, ancora di dimensioni il più possibile ridotte. I valori indicati per i condensatori non sono critici: per i primi vanno bene valori compresi tra 800 e 1.200 pf, per i secondi valori compresi tra 0,02 e 0,033 microF. I nuovi filtri passa-banda d’ingresso hanno pendenza di 6 db/ oct. e possono essere installati direttamente sulle “prese RCA” d’ingresso, nella parte inferiore del telaio. Frank Van Alstine suggerisce addirittura di eliminare decisamente il selettore STEREO/MONO e la relativa filatura, adducendo il fatto che le prestazioni ‘a ponte’ del finale Dynaco ST-70 sono comunque insoddisfacenti a causa delle inevitabili differenze tra i due canali (né i tubi finali, né i trasformatori di uscita possono essere tra loro perfettamente identici).

LE OPERAZIONI DA ESEGUIRSI SUL DYNACO ST-70

Se si decide di eliminare il selettore MONO/STEREO, le operazioni da compiere sono le seguenti:

1) Rimuovere tutti i fili di collegamento che vanno dalle prese d’ingresso del segnale al deviatore in oggetto, ad eccezione dei due che vanno dal lato ‘freddo’ delle prese in questione al circuito stampato dello stadio d’ingresso (questi ultimi, in realtà, sono sostituiti dai terminali delle due resistenze da 10 ohm montate sullo stampato stesso, e rimangono). Rimuovere anche i due resistori originali da 470.000 ohm montati tra le prese ed il deviatore.
2) Rimuovere i due fili che vanno dal terminale centrale delle prese d’ingresso ai terminali “7” e “17” del circuito stampato.
3) Collegare una resistenza da 10.000 ohm in serie con un condensatore da 0,02 microF; connettere l'estremità libera del condensatore al terminale centrale dell'ingresso del canale SINISTRO, e l'estremità libera della resistenza al terminale “7” del circuito stampato.
4) Collegare un'altra resistenza da 10.000 ohm in serie con un altro condensatore da 0,02 microF; connettere l'estremità libera del condensatore al terminale centrale dell'ingresso del canale DESTRO, e quella della resistenza al terminale “17" del circuito stampato.
5) Connettere un condensatore da 1.000 pF in parallelo con una resistenza da 470.000 ohm, e connettere il gruppo così formato tra il terminale “freddo" della presa d’ingresso del canale SINISTRO ed il terminale “7” del circuito stampato.
6) Connettere un altro condensatore da 1.000 pF in parallelo con un'altra resistenza da 470.000 ohm e connettere il gruppo tra il terminale "freddo” della presa d’ingresso del canale DESTRO ed il terminale “17" della piastra di circuito stampato.
Incorniciato 3

Decidendo di mantenere in funzione il selettore MONO/STEREO occorre invece comportarsi nel modo seguente:

1) Rimuovere i due fili che vanno tra i terminali centrali delle prese d’ingresso di segnale di entrambi i canali ed i terminali “7” e “17” della piastra del circuito stampato.
2) Connettere un resistore da 10.000 ohm in serie con un condensatore da 0,02 microF e connettere l'estremità libera del condensatore al terminale centrale della presa d’ingresso del canale SINISTRO, collegando quella del resistore al terminale “7” del circuito stampato.
3) Connettere un altro resistore da 10.000 ohm in serie con un altro condensatore da 0,02 microF e connettere l'estremità libera del condensatore al terminale centrale della presa d’ingresso del canale DESTRO, collegando quella del resistore al terminale "17" del circuito stampato.
4) Collegare un condensatore da 1.000 pF in parallelo a ciascuna delle due resistenze originali da 470.000 ohm (che questa volta rimangono) poste tra le prese d’ingresso del segnale ed il selettore MONO/STEREO.
In quest'ultimo caso, per il funzionamento in mono occorre portare su “MONO" l'apposito selettore ed impiegare una sola delle due prese d’ingresso (DESTRA o SINISTRA non importa, ma NON entrambe!). Occorre inoltre connettere tra loro, mediante “ponticelli” di filo, tanto i terminali "COM" (lato freddo) dei morsetti a vite d’uscita altoparlanti quanto i terminali "16 ohm” dei due canali; ciò con altoparlanti d’impedenza nominale 8 ohm. Nel caso in questione, si prenderà l'uscita dallo stesso canale al quale è stato collegato l'ingresso, utilizzando i terminali “16ohm" e "GND" ("COM"). Disponendo invece di diffusori con impedenza nominale 4 ohm, dovranno essere collegati tra loro i terminali "COM" di entrambi i canali ed i terminali "8 ohm" sempre di entrambi i canali; il "carico” andrà in tale situazione connesso tra i terminali “8 ohm” e “GND” ( “COM” ) del canale al quale è stato collegato l’ingresso.
Van Alstine, comunque, avverte ancora una volta che le procedure descritte mettono in parallelo i due canali e consentono l'ottenimento di una maggiore potenza, ma sempre a scapito della definizione sonora.
Ora che la banda-passante d’ingresso è stata portata ad un limite definito e ragionevole, è possibile aumentare convenientemente il valore delle capacità di accoppiamento interstadio.

Incorniciato 4
Per questo operazione occorrono quattro condensatori in film plastico (mylar, polipropilene o simili, ma assolutamente non elettrolitici!) da 1 microF/400V. Si tratto di individuare e rimuovere i quattro condensatori tubolari di colore nero da 0.1 microF/400 Vl sulla piastra del circuito stampato dello stadio d’ingresso e piloto, sostituendoli con quelli sopra descritti. Anche in questo caso, l'esatto valore di capacità non è importante (vanno bene condensatori di capacitò compresa tra 0.8 microF e 2 microF); è importante, invece, che i quattro nuovi condensatori siano tra loro identici…..
…..Quanto all'alimentazione originale, adesso lo stadio risulta perfettamente adeguato; tuttavia è possibile ottenere un'ulteriore riduzione nel ronzio e nel rumore (qualora fosse necessario) installando un condensatore elettrolitico aggiuntivo da 100 microF/500V (vanno eventualmente bene anche due elettrolitici da 200 microF/250-350V posti in serie tra loro, purché si abbia l’avvertenza di inserirli in un tubo isolante sterling o plastico curando al massimo il loro isolamento) tra il piedino 8 della valvola raddrizzatrice (V1 - 5AR4) ed il terminale di massa posto sul telaio metallico nei pressi del condensatore multiplo originale di filtro.
Da notare che il terminale positivo dell'elettrolitico va sul piedino 8 dello zoccolo della valvola, quello negativo a massa.
Poi, dal momento che è noto che tanto l'immagine quanto la profondità sonora sono strettamente legale al fatto che entrambi i canali di un sistemo di riproduzione abbiano lo stesso guadagno e la medesima risposta di fase, sarebbe opportuno procedere alla sostituzione delle varie resistenze presenti nel circuito (se fuori tolleranza). In particolare, sarà opportuno sostituire le resistenze che determinano il guadagno degli stadi. In tale procedimento conviene impiegare senz’altro resistori a strato metallico, possibilmente con tolleranza dell'1 %, almeno per i componenti da 1/2 W, e resistori a strato di carbone (non a filo!) con tolleranza del 5% per quelli da 2 W. Per i valori necessari, si veda l'elenco componenti nell'apposito incorniciato.

ALTRA POSSIBILE SOSTITUZIONE

Poiché i raddrizzatori al selenio tendono a divenire resistivi con gli anni, conviene senz’altro sostituire quello presente nel finale in questione (raddrizzatore della tensione di bias D1, posto al centro del telaio nella parte inferiore) con un diodo al silicio 1N4004 od equivalente. A causa di questo sostituzione si avrà probabilmente (ma non necessariamente) una tensione negativa di bias più alta del necessario, cosicché conviene pure sostituire la resistenza R1 (10.000 ohm, 2W) con un componente da 18.000 ohm, 2W; ciò per consentire l'ottenimento della tensione di bias richiesta (1,56 V ai capi di R20) quasi al centro della rotazione dei potenziometri P1 e P2. Così come la generalità degli amplificatori a valvole, anche il Dynaco ST-70 tende a divenire molto caldo durante il normale funzionamento, e ciò tende nel tempo a deteriorare le saldature, così converrebbe pure verificare (o, meglio, eseguire nuovamente con lega di buona qualità, almeno al 60% di stagno) tutte le connessioni saldate, incluse quelle degli zoccoli dei tubi e del circuito stampato. Conviene quindi pulire con "Cromolin" o con appositi liquidi o spray detergenti per contatti le prese d’ingresso ( eventualmente, stringerne un poco con la pinza il terminale centrale per una migliore certezza di contatto, od, in alternativa, sostituirle con oltre di migliore qualità ), i terminali d’uscito, i potenziometri del bios, tutti gli zoccoli delle valvole.
Nel finale Dynaco ST-70 le caratteristiche di rumore, guadagno e slew rate dipendono soprattutto dalla qualità delle valvole 7199 impiegate nel particolare apparecchio.
Quanto alle valvole finali, Van Alstine consiglia di impiegare, se possibile, dei tubi 6CA7 di fabbricazione Sylvania: esse hanno infatti il contenitore in vetro più grande rispetto o quelli di altre marche, e sono in grado di dissipare un po' meglio il calore.
Si potrà notare che non si è trattato dello topologia circuitale dell’ST-70; certo, potranno esserci pure degli stadi d’ingresso migliori, o dei migliori invertitori di fase e stadi d’uscito, ma ciò non è in discussione. Il fatto importante è invece che quasi tutti i finali a valvole sono in ingresso erroneamente “accoppiali in continua”, e, qualsiasi siano i loro circuiti interni, sono per tale motivo condotti a fortissime non-linearità di funzionamento.
Il concetto fondamentale, secondo Frank Van Alstine, è che ogni amplificatore finale a valvole nel quale la banda-passante d’ingresso è convenientemente limitata nell'ambito delle possibilità intrinseche dei circuiti suona meglio di qualsiasi altro soggetto a sovraccarico interno, indipendentemente dalla topologia circuitale o dal costo.
La limitazione più importante di un finale a valvole è costituito dai trasformatori di uscita: non serve a nulla studiare e realizzare migliori stadi d’ingresso o "pilota", se poi le prestazioni sono comunque limitate dai trasformatori in questione. Quanto sin qui esposto è stato per comodità riferito al finale Dynaco ST-70, un apparecchio a valvole tra i più diffusi presso gli appassionati, ma in realtà il discorso è valido in generale e le modifiche proposte possono essere convenientemente adattate a qualunque finale a tubi.

Nella foto qui in basso potete osservare la PCB Board che abbiamo realizzato per un MKIII (schema elettrico originale) seguendo le modifiche proposte dal Sig. Van Alstine.

Di seguito anche una breve descrizione sugli speciali condensatori utilizzati tratte direttamente dal sito del costruttore (Mundorf) che ne giustifica la scelta:
“L’ MCap SUPREME è stato acclamato a livello internazionale come "Il condensatore High-end di ultima generazione". E’ considerato da molti utenti come una pietra miliare della moderna generazione di condensatori audiophile. Le sue eccezionali prestazioni audio vengono ottenute tramite una combinazione unica di tecnologie avanzate: La speciale tecnica di avvolgimento priva di induzione.
L’elevata risoluzione in gamma alta rinvigorisce tutto lo spettro audio; voci e strumenti prendono forma e diventano estremamente diversi.

Lo speciale design della lamina dei condensatori permette di montare assieme due condensatori avvolti in direzioni opposte, in modo tale che l’induttanza del singolo avvolgimento è aumentata!
ambedue gli avvolgimenti sono collegati in serie, il che significa che per fare un condensatore da 1 uF MCap® Supreme, sarebbero necessari due avvolgimenti convenzionali da 2 uF ciascuno - in totale quindi, sarebbero stati necessari 4 uF di materiale.

Questo processo produttivo è impegnativo e richiede una enorme cura nella produzione, per lo più manuale, nonché una successiva fase di misure per il controllo qualità. I costi di produzione e il maggior materiale usato sono assolutamente giustificati dal risultato sonoro.

Questo condensatore mobilita una incredibile mole di informazioni nel vostro sistema audio tanto che è giustificato parlare di una nuova dimensione di riproduzione musicale. Per risoluzione, dinamica o tono del segnale musicale, il Supreme impressiona l'ascoltatore con la sua coerenza tonale come nessun condensatore tradizionale può fare, e non è studiato solo per l’uso in componenti Hi-Fi estremamente costosi.

L’uso di questi condensatori in progetti di concezione economica è, anzi, una buona idea spesso incredibilmente efficace.

Grazie al controllo qualità prima, durante e dopo la fabbricazione i costosi MCap® Supreme garantiscono all’utente valori di tolleranza molto bassi ed un eccezionale tasso di stabilità a lungo termine.
Le strette tolleranze che vengono utilizzate nel percorso del segnale destro e sinistro sono la base decisiva per una riproduzione musicale stereospaziale estremamente vicina all’originale.
La localizzazione esatta dei musicisti e la corrispondenza dell’immagine spaziale son possibili solo se le proprietà del canale destro e sinistro sono quasi identiche.
Al fine di eliminare l’effetto microfono che può portare ad una alienazione del segnale musicale, il condensatore MCap® Supreme è inoltre stabilizzato meccanicamente con un processo speciale.


MKIII Board

In conclusione non posso che confermare e raccomandare le modifiche proposte dal Sig. Van Alstine aggiungendo che si possono ottenere sostanziali miglioramenti acustici già aggiungendo il solo passa banda in ingresso come accaduto all’ ST-35. Aumentando la qualità e la capacità dei condensatori di accoppiamento si potrà godere anche di un basso profondo, ben definito, articolato e controllato.

Buoni ascolti

PS: aggiungo qui in calce un suggerimento interessante del Sig. Morelli in merito all’implementazione di alimentazioni a stato solido nei finali di potenza a valvole:
“..... l’articolo è molto interessante, consiglio a chi utilizza un'alimentazione a stato solido di prevedere un interruttore di stand-by per la 400 volt in modo da alimentare le valvole solo dopo circa un minuto dall'accensione, quando i filamenti sono ben caldi, così facendo si evita di fornire i 400 volt quando le valvole sono fredde...”