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L'Importanza Del Rodaggio Delle Valvole


Un articolo apparso sulla rivista “Costruire HiFi” di giugno 2012, riguardante le informazioni minime da conoscere sulle valvole termoioniche per bassa frequenza fece luce su molti dei dubbi che attanagliano la mente degli appassionati. Credo che l’articolo possa essere ancora oggi di comune interesse per molti lettori ed ho pensato potesse essere utile riportarlo qui su queste pagine:


“Assai spesso si parla della necessità di rodare le valvole prima di poterne ottenere le massime prestazioni. Spieghiamo qui brevemente il perché della necessità di tale periodo preliminare d’uso.
Dalla teoria sui tubi già esposta, sappiamo che la deposizione dell’ossido sul filamento, per le valvole a riscaldamento diretto, od equivalentemente sul catodo, per quelle a riscaldamento indiretto, non può mai essere assolutamente perfetta: ciò significa che vi saranno di certo delle zone maggiormente efficienti in confronto ad altre. La conseguenza e che il tubo in tali condizioni non rispetta le specifiche di progetto secondo le quali il dimensionamento fisico degli elettrodi era calcolato prevedendone un’assoluta costanza di comportamento lunga tutta l’estensione. A seguito della mancata uniformità dello strato di ossido si viene in realtà a creare una marcata caoticità nel flusso degli elettroni e non è difficile rendersi conto che ciò, compromettendo la linearità comportamentale del componente attivo, non può che interagire negativamente sul suono; cercheremo di far comprendere quanto accade attraverso un semplicissimo esempio. Immaginiamo una quadriglia, cioè un cocchio trainato da quattro cavalli; il regolare avanzamento del mezzo, che ricordiamolo è a due sole ruote, è garantito esclusivamente dalla uniformità del traino: qualora uno degli animali sia più irruento degli altri si otterrà un incedere irregolare, tanto nella velocità, quanto e soprattutto nella direzione. Man mano però che i cavalli si stancano, sarà maggiormente provato quello che più degli altri, a seguito della sua esuberanza, ha esercitato una più alta forza di traino; ciò comporta che, intercorso un primissimo lasso di tempo, è ragionevole ipotizzare una migliore distribuzione dello sforzo.
Questo è quanto, né più né meno, accade per un tubo durante il periodo di rodaggio: le aree del catodo maggiormente ricche di ossido, e pertanto caratterizzate da un superiore potere emissivo, subiscono un più rapido esaurimento che tende a livellare il rendimento dell’elettrodo lungo la sua superficie: più è estesa quest’ultima, cosa che si verifica nei tubi di potenza, più l’effetto equilibratore del rodaggio è marcato. E’ questo il motivo per il quale i tubi finali hanno bisogno di un rodaggio più lungo e la sua efficacia è maggiore. E’ evidente anche che un tubo realizzato con tolleranze strettissime, cosa che in realtà oggi si verifica con frequenza sempre minore, ha bisogno di un periodo di tempo relativamente breve per potere esprimere al massimo le proprie capacità.
Quanto analizzato per il filamento o il catodo si verifica anche per l’anodo, la superficie del quale è spesso arricchita con opportuni depositi, frequentemente grafite, in modo da aumentare la capacità di irraggiamento termico, con conseguente accrescimento della dissipazione, e ridurne l’emissione secondaria.


DURATA DEL RODAGGIO DELLE VALVOLE:

Operiamo, innanzi tutto un imprescindibile distinguo: i tubi di segnale esibiscono, nei confronti del rodaggio, un comportamento notevolmente differente rispetto a quelli di potenza; inoltre nell’ambito di questi ultimi è necessario effettuare un’ulteriore divisione, differenziando quelli a riscaldamento indiretto rispetto a quelli a riscaldamento diretto.
Iniziamo dalle valvole deputate all’amplificazione di segnale e al pilotaggio, cioè da quella la cui dissipazione anodica generalmente non eccede qualche Watt: tali prodotti necessitano di un rodaggio estremamente breve. Volendolo quantizzare, dobbiamo necessariamente operare un’ulteriore suddivisione: per le valvole NOS, prima di poterne giudicare il suono, è opportuno che trascorra un periodo pari a circa 10/25 ore, mentre per i prodotti di recente realizzazione tale tempo si raddoppia per quelle di provenienza cinese e si triplica addirittura per quella di fabbricazione russa. Queste differenze sono dovute alle diverse tecniche costruttive.
Passiamo ai tubi di potenza a riscaldamento indiretto, quali per esempio la diffusissima EL34 o piuttosto le potenti 6550 e KT88: in questo caso i tempi di rodaggio si mantengono nello stesso ordine di grandezza di quelli da osservare per i tubi di segnale, o poco più, nel caso dei prodotti NOS, mentre si duplicano almeno, qualora si tratti di realizzazioni recenti. Anche in questo caso, resta in essere la differenza tra la produzione cinese e quella russa. Parliamo sempre di valvole di alta qualità (prima scelta e matchate).
La valvola 6C33 russa e la replica cinese della KT66, secondo la nostra esperienza, meritano un discorso a parte: per la prima, il periodo di rodaggio è lunghissimo, non meno di 200 ore, mentre per la seconda è incredibilmente assai più breve; infatti si può valutare che il suono approssimi ottimamente quello definitivo già dopo una cinquantina di ore.
Veniamo infine alle valvole a riscaldamento diretto. La 2A3 a la 300B richiedono un periodo di rodaggio, variabile da costruttore a costruttore (sempre più contenuto per le realizzazioni NOS e più elevato per quelle recenti), che va da un minimo di 50 ad un massimo di 100 ore. Questi tempi si allungano di circa il 50% ed anche notevolmente di più nel caso di valvole con la placca molto estesa, quali la 211 e la 845, e qualora l’anodo sia realizzato in titanio.”

Si può aggiungere in fine che per ottenere che il rodaggio dia il suo reale effetto, superate tali ore di suono di rodaggio, l’amplificatore va ritarato nella sua componente di corrente di BIAS delle valvole finali.