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SUA MAESTA' DYNAKIT MKIII

Coppia restaurata di due amplificatori di potenza Dynakit MK-III (Mark 3), completi di cover di protezione e pronti per essere alimentati direttamente dalla tensione di rete Europea grazie al trasformatore di alimentazione P-782 a 230V. Restaurati seguendo una filosofia conservativa, ossia cercando di riportare il prodotto il più vicino possibile allo stato originale.


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Nella foto sotto il sistema completo abbinato a due diffusori Aliante Moda Pininfarina.

MKIII


Caratteristiche Tecniche (per unità):

• Potenza d’Uscita Continua: 50W su 4, 8, 16 Ohm.
• Risposta in Frequenza: da 6 Hz a 60 KHz su 8 Ohm.
• Impedenza d’Ingresso: 500K Ohm
• Sensibilità: 1,6V in ingresso, 60W in uscita
• Hum e Noise: >90 dB
• Impedenza dUscita: 4, 8, 16 Ohm.
• Valvole: 6550 o KT88 (2), 6AN8 (1), GZ-34 (1)
• Dimensioni: 23 x 23 x 17,2 cm
• Peso: 13 Kg
• Consumo: 140W ( Max )

Questo apparecchio venduto in kit fu uno dei prodotti di punta della Dynaco e rimase un cavallo di battaglia dall’inizio degli anni sessanta fino alla metà dei settanta, un periodo lunghissimo per un amplificatore. Questi cubetti offrivano prestazioni piuttosto vicine a quelle dei massimi riferimenti dell’epoca, McIntosh MC75 e Marantz Model 9, ad un prezzo che era poco più di un terzo. Certo la costruzione non era esattamente la stessa dei riferimenti ed in termini di risultato sonoro c’era un po’ di raffinatezza in meno, ma le distanze erano tutto sommato modeste:
queste le ragioni di un successo eccezionale.
Fatta questa piccola premessa ecco quanto ci siamo apprestati a fare:
Dopo aver ricevuto i due finali si è provveduto ad un sommario controllo per avere un’idea più chiara dell’entità del restauro. L’attrezzatura risulta in buone condizioni previo un intenso lavoro di pulizia. Lo chassis è in discreto stato di conservazione ma potremo valutare meglio dopo aver smontato tutto ed aver eliminato lo strato di “sporco” superficiale. I trasformatori sono in discrete condizioni estetiche, verranno testati, puliti e riverniciati cercando di seguire la tinta del colore originale.
Diamo ora un'occhiata “sotto al cofano” e volgiamo lo sguardo all'interno. Si controllano i cavi dei trasformatori e il loro rivestimento in tessuto facendo attenzione che non ci siano danni all’isolamento, all’occorrenza possiamo usare delle “toppe” di guaina termoretraibile. Sono presenti l'induttanza di filtro originale e i due elettrolitici Dynaco Long Life del circuito di regolazione del bias.

Bene…. iniziamo il lavoro di restauro procedendo allo smontaggio di tutte le parti dell'apparecchiatura, ossia:

  • Zoccoli delle valvole
  • Zoccolo di regolazione del Bias
  • Connettori di ingresso e di uscita
  • Slitta di accensione / spegnimento
  • Circuito di pilotaggio
  • Trasformatori
  • Potenziomentro di regolazione del Bias
  • Raddrizzatore al selenio
  • Induttanza di filtro
  • Condensatore di filtro dell'alta tensione
  • Condensatori del circuito di regolazione del Bias

Subito abbiamo provveduto alla lucidatura di tutte le viti di fissaggio, ben 26! , che mostravano una bella patina superficiale di ruggine, riportandole a nuovo mediante una spazzola d’acciaio. Poi la nostra attenzione è caduta sulla pulizia degli zoccoli delle valvole che sono stati trattati un foro per volta prima con uno scovolino a setole dure e Deoxid, un bel colpo di aria compressa e poi via con il Cleaner per rimuovere eventuali residui lasciati dal Deoxid. Infine ad evaporazione ultimata i contatti sono stati trattati con il Lubricant per ripristinare il perfetto contatto elettrico ed evitare una possibile riossidazione nel corso del tempo.
Il passo seguente è stato quello del controllo del potenziometro di regolazione del Bias che in ogni caso è meglio sostituire per sopraggiunti limiti di utilizzo e per evitare problemi in seguito, con un equivalente (la nostra filosofia di restauro è di tipo conservativo, ossia cerchiamo di mantenere l’unità il più vicino possibile alle condizioni originali).
Terminata questa fase siamo passati alla pulizia del circuito di pilotaggio e quindi alla rimozione di quel mix di grassi e polveri depositati superficialmente sullo stampato in bachelite e sui componenti. A questo scopo è risultato utile un “lavaggio” con pennello, molta pazienza, e ammoniaca (per i casi più ostinati meglio la Trielina) che non penetra nella bachelite evitando così che si generino poi all’atto dell’utilizzo ronzii indesiderati. Tester alla mano, dopo la pulizia, ho controllato uno alla volta tutti i componenti del circuito accertandomi della correttezza del loro valore. Il test della resistenza d’isolamento dei condensatori di accoppiamento su uno dei due finali purtroppo non è stato positivo. Anche se il loro valore era ancora nella norma, risultavano in forte perdita quando sottoposti all’alta tensione così si è reso necessario sostituirli con una coppia selezionata di PIRAMID IMP (i carta e olio usati da Dynaco nelle sue prime versioni).
Eccoci arrivati alla scocca del nostro esemplare, andiamo a ripulirla. Alcuni appassionati scelgono di ripitturare questi telai per coprire le macchie di ruggine che compaiono qua e la, ma personalmente credo sia un vero e proprio scempio, noi seguiremo un approccio diverso e crediamo che questo dia maggiore autenticità al prodotto (stiamo parlando di un amplificatore del 1957), quindi dopo aver ben sgrassato la superficie andiamo a rimuovere lo strato di ossido superficiale con un chimico apposito (io ho trovato molto utile allo scopo usare quello che usano le nostre mogli per togliere le macchie di ruggine dai tessuti, senza lasciarlo agire troppo altrimenti intaccherà la cromatura) e a lucidare il tutto con un utensile adeguato. Il risultato considerata l'età del soggetto è più che soddisfacente e lo potete verificare di persona dalle fotografie.
La Dyna Company produceva, per ogni trasformatore di alimentazione implementato sui suoi amplificatori, due versioni, una per il mercato americano (117V) e una per il mercato europeo (230V). Noi abbiamo fatto riprodurre la versione europea seguendo esattamente le specifiche del progetto originale, utilizzando gli ultimi ritrovati industriali per materiali, isolanti e resine in modo da ottenere un prodotto più silenzioso e meglio raffreddato.
Un discorso a parte va dedicato ai condensatori di filtro. I due elettrolitici Dynaco Long Life li ho sostituiti con una coppia di RIFA ma vanno bene anche ROE o altri marchi che siano stabili alle alte temperature presenti all’interno del telai, mentre il condensatore multi capacità per l’alta tensione presente sul lato esterno è stato sostituito con un componente di speciale qualità acquistato presso Dynakitparts.
Una volta terminata questa fase sono passato ad assemblare di nuovo tutte le parti e a testare l’apparecchiatura con gli strumenti.
Inserite le valvole che uso esclusivamente per i test, mi sono apprestato ad inviare una serie di segnali all’ingresso dell’apparecchio per valutarne il comportamento.
Terminata la fase ti test si passa in sala d’ascolto e si valutano i risultati.

Per visionare alcune fasi di lavorazione seguite pure le
foto allegate, mentre qui trovate il risultato definitivo.


Dynakit Mark III PC-1A - Info
Circuito di pilotaggio e invertitore di fase del Dynakit Mark III.


Il Mark III usa un circuito molto semplice, impiega solo tre valvole negli stadi attivi più una nell'alimentazione. In ingresso troviamo una valvola doppia la 6AN8, un triodo-pentodo nel quale la sezione pentodo è impiegata in ingresso e fornisce praticamente tutto il guadagno in tensione dell'amplificatore mentre la sezione triodo accoppiata direttamente alla precedente è un'invertitore di fase a carico ripartito e va a pilotare direttamente le finali.
La compensazione in alta frequenza è gestita da un “feedback” capacitivo che corregge lo squilibrio inerente a questo tipo di invertitore di fase. L’invertitore pilota i tubi d’uscita che operano con bias fisso. Il collegamento dei tubi d’uscita include una piccola percentuale di carico sullo schermo che migliora la regolazione dello stadio e lo rende comparativamente acritico all’impedenza di carico.
Nelle foto in basso ci sono due tipici esempi dei circuiti di pilotaggio originali del Dynakit Mark III. Nella foto di sinistra i due grandi condensatori di accoppiamento sono di fabbricazione Cornell Dubilier ed usano un dielettrico doppio composto da film (Mylar) e carta (Kraft). Questo genere di condensatori vennero adottati successivamente nei Dynakits, nelle prime versioni prodotte, venivano impiegati condensatori della Pyramid Imp in Carta e Olio (impregnata e metallizzata) molto simili a quelli oggi tanto ricercata dagli audiofili, potete osservarli nella foto di destra. Tutte e due le tipologie “hanno un suono” che li caratterizza. Se volete approfondire l’argomento sul suono dei condensatori potete trovare qualcosa sull’argomento qui. E’ molto importante che, qualunque sia la tipologia di condensatore implementata, i condensatori di accoppiamento siano una coppia selezionata dello stesso valore e che non vadano in perdita quando inseriti nel circuito di alta tensione. Anche una piccola perdita nei condensatori di accoppiamento potrebbe spostare la polarizzazione di griglia delle finali verso valori di tensione positivi (distruttivi per le valvole finali). I condensatori rettangolari che vedete in entrambe le fotografie (uno a pallini ed uno no) anche se apparentemente differenti hanno lo stesso dielettrico in mica argentata e sono generalmente molto affidabili.
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Le resistenze sono quelle tipiche usate all'epoca ad impasto di carbone che limitano molto le asprezze in gamma alta e addolciscono il suono, sono generalmente sempre fuori tolleranza e ne va valuta la sostituzione caso per caso. Resta inteso che se cercate di riprodurre il classico dolce, caldo suono valvolare è d'obbligo continuare ad utilizzare questo tipo di resistenze poiché il materiale che costituisce i componenti fa sentire la sua influenza sul suono.
Nel circuito di pilotaggio é possibile implementare indifferentemente le 6AN8 e 6AN8A la cui unica differenza è quella di avere un tempo di accensione dei filamenti controllato (A), stimato in 11 secondi (fonte datasheet Sylvania). La selezione di una coppia matched per il canale destro e sinistro riveste un ruolo determinante per le prestazioni acustiche di questi finali. Le caratteristiche di rumore, guadagno e slew-rate dell’amplificatore dipendono soprattutto dalla qualità di queste valvole. L’unico criterio possibile di scelta purtroppo è quello di selezionarne diverse coppie con lo strumento e poi provarle in circuito esaminando per ciascuna, con l’oscilloscopio, l’uscita dell’amplificatore e scegliendo quelle che sono caratterizzate dal ripple minore e dalla più veloce risposta all’onda quadra. Molti in genere trascurano queste valvole non comprendendone il ruolo e concentrano i loro sforzi economici sulle finali e sulla raddrizzatrice ma è d’obbligo per ottenere il massimo dai vostri finali utilizzare, in questa delicata parte del circuito, una coppia selezionata di qualità.
Le finali possono essere sia delle 6550 che delle KT88 ( rigorosamente da usare matched pair) impiegate in configurazione ultra lineare e con polarizzazione con negativo di griglia. L’alimentazione impiega una robusta GZ34 ed un filtro a pigreco induttivo per l’anodica delle finali.
Il tipo di valvole d’uscita utilizzate influenza molto la bontà del risultato finale. E’ chiaro che ogni impianto fa storia a se e quindi dare indicazioni sulla marca di valvola da utilizzare è completamente fuori luogo. Con la nostra configurazione e nel nostro ambiente d’ascolto abbiamo raggiunto un ottimo risultato utilizzando delle Shuguang KT88-Z Treasure.